value added analysis scuola italiana e insegnanti

Tempo fa ho scritto un breve post sul metodo della value added analysis per valutare l’operato degli insegnanti. Quando lo scrissi ignoravo che il Ministro Profumo, riprendendo una programma del Ministro Gelmini, aveva  avviato un progetto sperimentale di valutazione delle scuole e delle dirigenze chiamato VALeS. Le iscrizioni sono state chiuse il 12 marzo; il progetto coinvolge le scuole del primo e del secondo ciclo, con l’esclusione degli istituti che hanno già partecipato a progetti precedenti.

Le finalità sono l’introduzione nella scuola della cultura della accountability, la valutazione delle dirigenze scolastiche, l’avvio di processi di miglioramento in base al ciclo valutazione/correzione. Insomma un progetto ambizioso che incorpora esperienze precedenti e istituzioni. In linea di principio non sono contrario all’introduzione di una cultura esplicita e condivisa della valutazione; so che ci sono dei critici del progetto VALeS e per ora mi riservo di approfondire prima di esprimere un giudizio. Tuttavia, la documentazione pro e contro getta luce sull’ampiezza del problema.

Ma torno al valore aggiunto. Secondo la documentazione del Ministero, l’analisi del valore aggiunto “è una misura di quanto ciascuna scuola aggiunge al livello degli apprendimenti conseguito dai propri allievi, tenendo conto della preparazione pregressa degli studenti in entrata e delle loro caratteristiche (es. background socio-economico-culturale). Il valore aggiunto è inoltre calcolato tenendo conto degli effetti (positivi o negativi) del contesto in cui la scuola opera.”

Le variabili utilizzate sono di tre generi:

  • caratteristiche individuali: genere, origine, background etc.;
  • fattori strutturali: plessi, turnover e età dei docenti, percentuale dei disabili;
  • contesto territoriale: percentuale stranieri, condizione socio-economica, livello culturale, capoluogo o provincia.

Sulla base della mia esperienza, posso dire che queste variabili sono già i riferimenti impliciti dei docenti quando valutano, individualmente o collegialmente. Ma adottare un metodo di valutazione strutturato non significa solo esplicitare criteri e modalità ma anche comprenderne l’ambito, la portata e le condizioni. E poi correggersi. Infatti la value added analysis pare utile quando applicata su larga scala: una scuola, una serie di corsi, un periodo abbastanza ampio. L’operato del singolo docente sembra troppo ridotto per essere comprensibile con parametri sociali generali. E infatti il Minisero parla di scuole, istituzioni, plessi.

In conclusione, come posso capire se il mio lavoro è adeguato e dove posso migliorare? Posso individuare un collega con cui discutere, ma sarebbe ancora meglio riferirsi a un gruppo di lavoro che condivida, senza competitività o spirito distruttivo, l’esigenza di discutere, analizzare, confrontare le proprie valutazioni con idee condivise. In questo senso mi pare di vedere un aspetto positivo del progetto VALeS: introdurre nella scuola una cultura della accountability e della valutazione del proprio lavoro. Restando nello spirito della value analysis potrebbe essere un gruppo di lavoro che interno e di pari che somministra delle prove agli studenti di un’altra classe all’inizio o alla fine dell’anno scolastico. Oppure una prova finale elaborata collegialmente.

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