correre, gioia e sera

L’altra sera sono andato a prendere mio figlio dai nonni. Parcheggio vicino al marciapiede e poi salgo a casa. E’ sera e fa freddo. Scambio qualche parola con i nonni, che sono i miei genitori e quando è l’ora di andare si rifiuta. Vuole restare con il cugino; vuole la zia. Sopratutto non vuole tornare a casa.

Finalmente entriamo in ascensore. Schiaccia il pulsante del primo piano: “Così arriviamo al pianterreno a piedi.” Arrivati sul marciapiede mi chiede: “Posso correre papà?”. “Va bene, ma fai attenzione”. Corre sul marciapiedi, di sera alle 7, nel freddo, al buio per 10 metri e poi torna indietro. Corre in tondo. Ogni tanto si volta per guardarmi. Sorride felice con la fronte libera dalla frangia. Sorride e corre in tondo. Serio china la testa per vedersi i piedi mentre corre in tondo. Corre e basta. Corre per correre e sorride.

E’ felice, o almeno spero che lo sia. Mi scopro a pensare che forse accadrà mai più qualcosa di simile: correre perché le gambe vogliono correre, guardando papà e le scarpe.

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