tornare a casa

Quest’anno lavoro anche a Chivasso. Alcuni giorni della settimana devo essere a scuola dieci minuti prima delle otto e ho lezione fino alle 13.10. Lascio la città nel buio lungo strade foschiose da inizio dei tempi. Alle tredici sono stanco, assonnato; potrei addormentarmi. Allora prima di partire prendo un caffé.

Oggi è stata una di quelle giornate. Sono andato in un bar in cui non ero mai entrato: ben arredato, pulito, banconi in vetri, teche in vetro per le brioches e i panini. C’è una nuova gestione. I padroni vogliono lavorare. E’ un piacere in questi tempi di notizie difficili, crisi e licenziamenti vedere persone che si impegnano e non si rassegnano. Ascolto il padrone raccontare a un amico come ha acquistato il locale, come era il padrone precedente. Alla cassa dei clienti pagano e una donna calcola il resto, consegna gli scontrini. E’ molto concentrata e ascolta con attenzione i clienti. Un uomo e una donna alla cassa pagano alla romana: sono colleghi. Prendo il mio caffé, il cameriere mi chiede se voglio un bicchiere d’acqua gassata o naturale.

Tutto si svolge come si deve svolgere. Potrei essere in un bar qualsiasi d’Italia, d’Europa. Forse del mondo. Nulla di originale ma tutto irripetibile. Penso alla nostra economia che si regge su questi gesti minuti e pazienti, anonimi e personali. Appartengo a un mondo.

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One thought on “tornare a casa

  1. Sto lavorando al tavolo di casa. Scrivo immersa in un silenzio interrotto qua e la’ da una telefonata, un trillo del citofono, un segnale della mail in entrata. Sorseggio il caffè, caldo e lunghissimo, più nordeuropeo che italiano, mi avventuro in un messaggio preparato nel mio inglese povero, che sto cercando di migliorare, così, da autodidatta. E intanto penso che hai ragione, Leslie, a riconoscere il valore che nelle cose piccole di un giorno qualunque regge il mondo disorientato, e stranamente splendido, di cui siamo parte.
    Mi piace il titolo del tuo blog, che avverto, a tratti, assumere frammenti di materia nella mia vita nuova, più solitaria e riflessiva.

    Mi piace la tua scrittura, che non conoscevo.

    Buon lavoro.
    Donatella

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